lunedì 12 giugno 2017

RACCOLTA OLTRETOMBA N°4, Ep.276 - ITA

PAGG.114 - MB.33



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2 commenti:

  1. MERCI ! Bonne histoire, bon dessin, bon scan... J'en ai profité pour me documenter un peu sur la SATI ; voici pour ceux que ça intéresse (extrait de WikiPedia) !
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    L'omonima pratica prevedeva che, una volta morto il marito, la vedova si bruciasse viva sulla pira funeraria del marito. Il rito era percepito come un atto di devozione verso il marito e solo le donne virtuose erano in grado di compierlo. Il rito si diffuse in epoca medievale tra le caste dei sacerdoti e dei militari, le più elevate.

    Alcuni eventi storici contribuirono a rafforzare la sacralità del rito: durante il Medioevo, quando l'India era in guerra contro il sultano di Delhi, le mogli dei soldati morti si gettavano in massa nel fuoco, compiendo dei veri e propri suicidi collettivi (jauhar). Il loro intento era quello di conservare il proprio onore sotto la minaccia del nemico.

    Le cronache islamiche lo riportano come un fenomeno non legato solamente alla religione induista, ma socialmente diffuso in tutta la penisola arabica e in Persia fino all'abolizione della pratica con l'arrivo dell'Islam.

    Secondo i resoconti della Compagnia Britannica delle Indie Orientali, tra il 1813 ed il 1828 si verificarono mediamente 600 casi di sati all'anno, ma l'entità del fenomeno diminuì costantemente nei decenni successivi.

    Dal 1947 ad oggi se ne sono contati circa 40.

    La pratica delle Sati fu proibita il 4 dicembre 1829 da lord William Bentinck, allora governatore dell'India, che decise di punire e reprimere l'atto come qualsiasi altro delitto. Chi era coinvolto nel suicidio della vedova, perché l'aveva minacciata o semplicemente convinta, veniva condannato alla pena capitale.

    Ancora oggi la pratica Sati è vietata dalla legge nei paesi a maggioranza Indù (India, Nepal): può essere arrestato sia chi la promuove, sia chi assiste passivamente all'evento.

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  2. Copertina assolutamente arrapante .... Bella !!!

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